28.6.06

Essere mare

"Il mare" è un film sulla solitudine.

Non quella del non essere coppia o andare per il mondo in cerca dell'altra metà del cielo.

Ma la solitudine vera. Dell'essere umano.

Quella dell'impossibilità di comunicare.
Quella che nessuno sa chi sei, cosa pensi, cosa senti.
Veramente.
Quella che, come direbbe qualcuno, "i vasi sono diversi e ognuno li riempie a suo modo".
Ed è impossibile, è impossibile, sentire veramente come.

E parla della solitudine della fuga. Di quella dell'abbandono.



Ma anche quella del cucinare da soli, mangiare da soli, stirare, fare il bucato, andare a dormire ed alzarsi.
Sempre da soli.
Senza, magari, parlare per ore. Giorni.

Non è esattamente triste, come erroneamente si potrebbe pensare.

E' come quella casa lì. "Il mare". Che sembra stare nel niente a dire proprio questo.

Silenzio. Protezione. Serenità. E vuoto.

"Il mare" è un film che parla di incapacità di comunicare.
L'unico essere umano in grado di comprenderci, di rompere così la nostra solitudine, sta altrove.

Davvero altrove.



"Il mare" non è necessariamente una storia d'amore.
Ma è la storia di un incontro.
Del desiderio di potere essere toccati, anche solo sfiorandolo, da un altro essere umano.

"Il Mare" non è un film sull'attesa.

ORA.

COME TUTTO QUESTO E' DIVENTATO QUELL'ORRORE DI FILM CHE IO HO VISTO STASERA?!?!?
Tutto paradossi temporali, il te del passato che incontra la me del passato e la me del futuro che sta con il te del futuro...
Ma che cavolo importa?

L'incapacità degli americani di produrre remake anche solo vedibili è sconvolgente.

Doveva bastarmi "Il cielo sopra Berlino".

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